La compressione nei database

La compressione nei database

Uno dei più grandi problemi che i progettisti di database multimediali devono affrontare è la grande mole di dati da memorizzare, ma soprattutto la dimensione dei file. Spesso quando si ha a che fare con i file multimediali si ha a che fare con file di grandi dimensioni che se salvati nei database senza nessun processo di compressione occuperebbero troppo spazio, l’obiettivo è quello di occupare il minimo spazio possibile.

In rete, data la grande dimensione, i file sono in formato compresso. Se volessimo visualizzare questi file dovremmo estrarre le caratteristiche dagli oggetti multimediali effettuando la decompressione del file, un processo troppo laborioso, occorre un processo più efficiente. Esistono tre soluzioni che si possono adottare al meglio, facciamo un esempio con delle immagini:

  1. Metodo 1: Sul server vengono salvate due versioni dell’immagine, quella originale ed una versione ridotta. Quando un utente effettua una query, viene inviata prima la copia ridotta; se l’utente è interessato e vuole vedere l’immagine nella dimensione originale viene inviata l’immagine originale. Lo svataggio di chi utilizza questo metodo è la ridondanza dei dati sul server, per ogni immagine dovremo salvare due file.
  2. Metodo 2: Sul server viene salvata solo una versione dell’immagine, quando un utente effettua una query viene creata al momento una copia ridotta dell’immagine e viene trasmessa all’utente; se l’utente richiede un maggior dettaglio, il server trasmette l’immagine originale. Lo svantaggio di questo metodo è dato dallo spreco di banda per la trasmissione e dal tempo di elaborazione per la riduzione dei file.
  3. Metodo 3: Si usano metodi di decompressione scalabili, progressivi e gerarchici (es.: gif e jpeg progressive).

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